vita a Monteneve

Con una storia di attività mineraria a Monteneve lunga almeno 800 anni è difficile descrivere in generale e globalmente le condizioni di vita ad oltre 2.300 m di quota. Tranne che nei diversi periodi di interruzione dell'attività, le condizioni economiche e sociali e con loro anche il numero dei lavoratori impiegati variavano molto. In periodi di piena fioritura intorno al 1500 il tenore di vita in miniera era abbastanza alto. La maestranza contava fino a mille lavoratori. La miniera costituiva fonte di discreto guadagno anche per i lavoratori non specializzati, come addetti all'argano, addetti ai carrelli e ai vagoncini da miniera, trascinatori di minerale, addetti al sollevamento dell'acqua, garzoni dei frantoi e delle laverie. I lavoratori specializzati, i minatori picconieri, erano ricercati e sapevano anche difendere bene il loro valore sul mercato ed ampliare i loro privilegi. Tutte le persone che erano coinvolte nell'attività mineraria godevano del diritto di "libertà di miniera", che garantiva loro un pacifico sviluppo economico, simile a quello di cui godevano i conventi e le città libere medievali. La suprema autorità terrena era il giudice minerario; tuttavia il giudice minerario competente, prima a Terlano nella Val d'Adige, e dal 1479 a Vipiteno, era lontano.

L'isolamento del villaggio dei minatori a Monteneve garantiva in diversi campi una posizione particolare all'interno delle miniere del Tirolo. L'orario di lavoro dei minatori che avevano la famiglia in valle veniva concentrato, vale a dire che, al posto dei soliti turni di otto ore sotto terra, venivano fatte dieci ore. In questo modo, dopo due settimane di lavoro, maturava una settimana libera, e questo dava un senso alla faticosa discesa in valle.

Sulla vita in miniera e sul duro lavoro all'inizio dell'età moderna si sa poco. Vari decreti del principe territoriale contro "cattivo comportamento degli uomini e spiacevoli vizi, lussuria e spensieratezza" (1578) e l'esortazione di frequentare la messa la domenica e nelle festività, affinché l'Onnipotente - irritato dalla vita lussuriosa dei minatori - non ponesse termine alla ricchezza mineraria fanno presumere uno stile di vita piuttosto libertino dei minatori nei confronti delle prescrizioni morali della chiesa. Ben documentata invece è la vita quotidiana nel periodo dopo il 1870, con la ripresa dell'industria mineraria statale. Oltre a disporre di fonti scritte, documenti grafici e ricordi di testimoni ancora in vita registrati su nastro, si può per la prima volta risalire a raffigurazioni autentiche, fotografie, che sono più vive di ogni descrizione scritta, e forniscono impressioni della vita a Monteneve e nell'impianto di arricchimento a Masseria.

Il fatto che la convivenza della gente della miniera non fosse sempre semplice e senza tensioni si spiega con la mescolanza esplosiva dei componenti della maestranza e con le obiettive pressioni ambientali, come il duro lavoro, le estreme condizioni climatiche, l'isolamento dal mondo esterno e la ristrettezza degli spazi negli alloggi. Superiori, dipendenti, colti e analfabeti, uomini e donne, sposati e celibi, lavoratori (lavoratrici) provenienti dalle diverse valli, appartenenti a diverse nazionalità, con lingue e convinzioni politiche diverse, avventurieri temerari, detenuti messi in libertà, anziani e giovani: il potenziale conflittuale all'interno della comunità mineraria non poteva essere più grande. Per questo alcuni conflitti finivano spesso in tragedie personali come suicidio, assassinio, risse, lesioni, carcerazione o licenziamento. Appare invece spassosa, a distanza di tempo, una lettera anonima del 10 ottobre 1910 all'imperial regio Ufficio distrettuale minerario di Hall, nella quale una donna rende note alle autorità le sue chiare proposte di miglioramento della composizione della maestranza:"In nome di tutto il personale di Monteneve si rinnova cortesemente la richiesta di licenziare Maria Fröhlich. In autunno la nostra richiesta era già stata esaudita, ma ora essa è di nuovo quassù: un essere davvero litigioso, una bugiarda, una sobillatrice e una persona orrenda. Così è anche la signora Filomena Urthaler. Finché saranno qui queste due donne non ci sarà tranquillità né pace. Spesso tutto Monteneve è in subbuglio a causa di queste donne. Si potrebbero scrivere delle pagine intere, se si volesse rivelare tutto, benché si sia finto di non vedere molte cose. Rinnoviamo dunque ancora una volta la cortese richiesta, la maestranza di Monteneve."

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